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Bambini e tv, un comitato in stand by

Il Comitato Media e Minori è scaduto da 14 mesi e da altrettanto tempo non lavora. Ma senza controllo, in tv si moltiplicano i casi di violazione del codice che tutela i minori

 Il rispetto dei bambini da parte delle tv? Da 14 mesi ha un “garante” in meno, visto che il Comitato Media e Minori, in seno al Ministero dello Sviluppo Economico, è scaduto nel novembre 2011 e da allora  non è stato più rinnovato. L’osservatorio si occupa di monitorare il rispetto dei minori in tv, garantendo l’applicazione del Codice di autoregolamentazione Tv e Minori, sottoscritto dalle emittenti televisive nel 2002. I suoi ultimi atti portano la data del 20 dicembre 2011, quando tra le altre cose denunciarono il passaggio di Basic Instinct alle 14.36 del pomeriggio. Da allora, tutto è fermo. Quasi quattordici mesi di vuoto e silenzio.

Ovviamente in questi 14 mesi i casi in cui la televisione ha violato il Codice e mancato di rispetto ai bambini sono stati molti. «Anzi, è del tutto evidente che le tv sapendo dell’assenza del Comitato si prendono delle libertà in più», commenta Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio Media del Moige. «È il classico “quando il gatto non c’è, i topi ballano”. Penso al fatto che le trasmissioni del pomeriggio continuano ad affrontare in fascia di protezione specifica, dalle 16 alle 19, temi e argomenti non adatti ai minori. Ma anche al fatto che tanti film passano in prima serata con il bollino verde quando invece sarebbero da bollino rosso. In questo vuoto, noi ci stiamo rivolgendo direttamente alle reti, ma è evidente che c’è un problema».

Il Moige ha più volte sollecitato il Ministero. La Scala stessa fa parte anche del consiglio nazionale degli utenti dell’Agcom, che ha più volte posto il problema. La situazione, nella sua sintesi, è questa: «Le emittenti hanno fatto i loro nomi, l’Agcom ha indicato i suoi, il Cnu ha scelto i rappresentanti delle associazioni: manca solo un nome per definire il nuovo Comitato Media e Minori, quello che spetta al Ministero, che non lo fa. Abbiamo sollecitato più volte, come CNU, ma la risposta è sempre vaga. Sembra che si voglia modificare il Codice di autoregolamentazione, che è una cosa da fare, ma nel frattempo non si fa nulla». In effetti il ministro Passera e i suoi hanno lavorato sulla riforma del Codice e, a quanto ci risulta, hanno inviato questo materiale all’Agcom quattro mesi fa.

Il tema di migliorare l’efficacia del Comitato c’è. Il Comitato infatti di suo non può sanzionare le emittenti, ma solo fare dei richiami ed esigere che la rete che ha violato il Codice dia notizia dell’errore fatto. Le segnalazioni più gravi poi passano all’Agcom, che ha potere sanzionatorio. Nei dieci e più anni di vita del Codice e del Comitato, spiega Scala, «sono pochissime le segnalazioni che si sono tramutate in sanzione, quindi è vero, c’è da rivedere l’efficacia del Comitato e del Codice stesso. Però il fatto che la situazione sia così peggiorata in questi mesi prova il fatto che il Comitato, per quanto non risolutivo, una sua efficacia già l’aveva, perché comunque c’è un danno di immagine per la rete richiamata».

Che si fa? «Noi come CNU stiamo continuando a mandare sollecitazioni e abbiamo anche fatto una proposta di riforma del Codice di autoregolamentazione», spiega Scala. «Naturalmente appena si insedierà il nuovo ministro, faremo un appello perché colmi al più presto questo vuoto».

 

Fonte vita.it a cura di Sara De Carli

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