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I benefici dell’acquamotricità neonatale

PERCHE’ UN CORSO DI ACQUAMOTRICITA’ NEONATALE ?

Questa può essere la domanda di molti genitori, i quali si domandano per quale motivo il loro piccolo, già dalla più tenera età dovrebbe stare, a contatto con l’acqua. Alcuni autori sostengono, innanzitutto che promuovere l’attività fisica nell’infanzia contribuisca a sviluppare sane abitudini di vita. I benefici immediati sarebbero legati al miglioramento delle capacità motorie ed alla minore esposizione a malattie croniche e inoltre coinvolgerebbe anche la sfera psicologica, contribuendo a costruire una migliore immagine di sé.
Bisogna tener presente che il nostro corpo immerso nell’acqua subisce numerose sollecitazioni e gli apparati maggiormente coinvolti sono quello cardiovascolare, respiratorio e otorinolaringoiatrico. I benefici dell’acqua su un neonato sono diversi, tra cui: sensazioni di benessere, benefici all’apparato respiratorio e all’attività cardiovascolare, stimolazione della libertà di movimento, sviluppo capacità psicomotorie ed infine favorisce l’appetito, il rilassamento e il sonno.
Il bambino a contatto con l’acqua vive una straordinaria esperienza di gioco e di libertà e inoltre nell’acqua sperimenta le proprie abilità motorie che saranno poi la base per camminare e correre.
I corsi neonatali sono un’esperienza bellissima sia per il genitore che per il piccolo. L’ambiente acquatico infatti richiama nel neonato l’utero materno, il cui ricordo nei primi mesi di vita è certo molto vivo. Si tratta per lui di una regressione tranquillizzante, che nel contempo lo mette in grande intimità con il genitore che lo accompagna in acqua, cullandolo fra le braccia.
L’acqua favorisce una vicinanza fisica istintiva e sensuale, nel senso che coinvolge molti sensi,  e di frequente le mamme riescono in piscina a liberarsi di molte ansie naturali, tipiche dei primi mesi di maternità. Non è detto però che in piscina il bambino debba per forza entrare con la mamma, anche se nei primi mesi la diade vive un rapporto molto intenso, quest’esperienza può essere vissuta e condivisa anche con il papà o perché no con nonne o zie. È importante comunque che sia una figura familiare e che trasmetta fiducia e sicurezza creando una continuità per offrire un solido punto di riferimento. In acqua i bambini scoprono un mondo nuovo, e nel contempo hanno la possibilità di fare esperienze motorie utilissime anche nella vita di tutti i giorni.
Da ricordare è che il corso di acquaticità è un momento di gioco, che lega il piccolo al genitore, e non di esercizi. Bisogna capire gli interessi del bambino e le sue attività spontanee senza mai forzare il bambino nell’eseguire qualcosa. L’attività principale di questi corsi è il gioco che si inserisce come un nuovo mezzo per conoscere, esplorare e sperimentare.
ASPETTO LUDICO IN ACQUA
L’elemento portante di questi corsi è  l’aspetto ludico, teso a a coinvolgere ed incuriosire il bambino. Le attività di gioco in acqua tengono conto del momento evolutivo del bambino, così da stimolare la curiosità e l’interesse.
Considerata l’importanza della relazione, il bambino in acqua ha diritto a:
  • Essere accolto, rispettato, ascoltato e protetto nella sua individualità.
  • Vivere questo ambiente giocando con piacere ed allegria, senza costrizioni.
  • Scoprire l’acqua in compagnia della sua famiglia o figure di riferimento, fino a quando ne necessità.
  • Raggiungere l’autonomia nel rispetto dei propri tempi e senza essere prigioniero delle aspettative.
  • Utilizzare strutture ed ambienti adeguati.
dalla Carta dei diritti del bambino e della famiglia in ambiente acquatico.
FUNZIONE DELL’ACQUAMOTRICISTA
Il ruolo di un adulto, innanzitutto genitore e poi educatore, è quello di rendere consapevole il bambino dell’esperienza acquatica. Compito dei corsi di acquamotricità  non è quello di insegnare a nuotare al piccolo ma ad associare all’elemento acqua il piacere. L’acquamotricista non si sostitusce al genitore, semplicemente lo segue, sostiene e guida in questo percorso ricco di sensazioni, emozioni ed esperienze.
Oltre a condurre la lezione,  fornisce assistenza alla famiglia, la guida e  propone giochi, materiali in linea con lo sviluppo e i ritmi del bambino. Durante le prime lezioni, l’operatore non si intromette con invadenza nel rapporto privilegiato tra mamma e figlio, ma  rispetta la diade, suggerendo al genitore le manovre e le prese da effettuare, eventualmente creando un ambiente più raccolto e circoscritto nel quale far meglio ambientare il piccolo.
Sarà poi il bimbo stesso che in un secondo momento lancerà segnali di maggiore apertura verso l’ambiente esterno, i piccoli e grandi giochi, gli altri bambini all’interno del gruppo, solo allora si potrà intervenire con nuove proposte che lo porteranno sempre più verso una maggiore autonomia. La capacità di osservazione è molto importante e deve essere viva nell’insegnante; l’osservare, infatti, ci permette di capire quali sono le zone di interesse dei bimbi, quali le caratteristiche comportamentali, i rapporti che si instaurano all’interno del gruppo e le reazioni emotive in rapporto alle esperienze che vive.
Un altro compito importante è quello del moderatore. Possono capitare durante la lezione momenti di poca armonia, inadeguatezza delle richieste e risposte all’interno del rapporto mamma-bimbo, alte aspettative da parte del genitore nei confronti del figlio, piccole regole non rispettate, troppa rilassatezza da parte del genitore, situazioni che prevedono il competente e positivo intervento dell’educatore per ristabilire un giusto equilibrio.
Si tratta di momenti cruciali dell’apprendimento perché entrano in gioco fiducia reciproca ed equilibrio emotivo che permettono al piccolo di affrontare l’attività in modo proficuo.
L’osservazione è un buon metodo per cercare di capire queste situazioni di non armonia e squilibrio, ma è sempre utile anche un dialogo e scambio di opinioni (non invadenti) col genitore. Deve inoltre porre attenzione alle esigenze e ai bisogni che i bambini manifestano durante l’attività oltre che il disporre con cura e competenza il materiale ludico al fine di favorire l’attività. Le parole chiave che potrebbe riassumere la figura dell’educatore sono:
  • Competenza: rispondere a dubbi, perplessità.
  • Umiltà dona la saggezza necessaria per non sentirsi superiori e migliori di altri.
  • Accoglienza è determinante per la qualità della relazione.
  • Rispetto:  il bambino è un individuo unico e irripetibile e come tale va rispettato nella sua unicità.
  • Coerenza: comportamento educativo e comunicazione coerenti.
  • Disponibilità: dimostrare la propria disponibilità verso gli altri.
ESEMPIO DI UNA GIORNATA DI ACQUAMOTRICITA’ corso base
La lezione di acquamotricità neonatale viene suddivisa in diverse fasi:
  • Ambientamento a secco e in acqua
  • Esplorazione
  • Autonomia con presidi natatori
  • Approccio psicomotorio
  • Gioco di gruppo
  • Slow water (coccole e rilassamento)
  • Congedo ed analisi del lavoro svolto
Queste fasi saranno più o meno ampie a seconda della fascia d’età dei partecipanti e dall’esperienza che questi hanno acquisito.
I corsi sono suddivisi prevalentemente per competenze acquisite e possono prevedere due percorsi distinti a seguito dello sviluppo di competenze: con o senza la partecipazione dei genitori.
La partecipazione al primo approccio del bambino ed indipendentemente dalla sua età è sempre con il genitore.
Ecco un sistema esemplificativo:
  • “Acqua d’amore”, corso base (entry level) dai 3 mesi ai 3 anni (con genitore).
  • “Acqua favolosa”, corso avanzato dai 2 anni (con genitore).
  • “Acqua favolosa 2”, corso avanzato dai 3 anni (con genitore).
  • “Divento grande”, corso di avanzamento dai 2 anni (senza genitore).

Il materiale ludico utilizzato è molto vario, tra i più usati, abbiamo: salvagentino tedesco, bracciolini, tubi, cavallucci cavalcabili in gomma gonfiabile, scivoli, tappetini di varie dimensioni, anelli, bastoni di psicomotricità, vaschetta, palline ecc…

Durante la fase d’ambientamento, compito fondamentale dell’operatore è quello di rendere l’ambiente stimolante ed interessante per far “superare” i fattori di disagio nel bambino. Qui può esser svolto il massaggio del corpo del bambino per farlo rilassare e per i più grandi una fase motoria libera. Sarà poi il bambino a decidere l’entrata in acqua evitando in questo modo entrate anticipate e negative.
Nella fase di esplorazione in acqua, il bambino scopre e si adatta all’ambiente circostante stando tra le braccia sicure del genitore.
L’autonomia tramite presidi natatori come il salvagentino tedesco o i bracciolini costituisce una fase molto importante per il raggiungimento dell’indipendenza. Queste attività motorie di esplorazione effettuate in acqua con gli adeguati presidi di galleggiamento, determinano di fatto la possibilità per il piccolo di spostarsi volontariamente nell’ambiente sin dai 3-4 mesi di età.
Occorre ricordare che a terra la possibilità di spostarsi nell’ambiente è una competenza che si acquisisce con lo striscio ed il gattonamento solo da 5/6 mesi di vita.
Tale opportunità creata dall’acqua, diventa una importante leva per sviluppare la consapevolezza nel piccolo del poter agire nell’ambiente, il risultato è un influsso molto positivo nello sviluppo psicomotorio.
I salvagentini si utilizzano sino ai 10-11 mesi, successivamente di sostituiscono con i bracciolini. L’approccio psicomotorio prevede la proposizione di alcuni semplici esercizi:
Brachiazioni utilizza il riflesso di prensione, si stimola la presa e la trazione con gli arti superiori utilizzando le dita del genitore, gli anelli o il bastone della psicomotricità (quest’ultimo solo dopo i 6-8 mesi) Questi esercizi vivacizzano l’attività e sviluppano il tono muscolare e la coordinazione motoria facendo leva sulla naturale propensione del piccolo a tenere la presa sostenendo il proprio corpo (il corpo parzialmente immerso in acqua è sgravato in modo significativo del proprio peso). Stimolazione nello spazio:
semplici e naturali esercizi che appartengono alle pratiche già in uso nella tradizione popolare. Il su/giù (dentro e fuori dall’acqua) fatto con gradualità e senza immersione del viso in acqua, il cangurino (genitore e bimbo insieme fanno il dentro e fuori…) o il salto seduto dal bordo verso lla presa dolce delle mani del genitore che aspettano.
Successivamente a questa fase, avendo ottenuto una discreta e positiva eccitazione del piccolo si propongono le prime immersioni.
L’inizio graduale avviene non prima delle 3-4 sedute positive in acqua e devono essere precedute dalle doverose ed esaurienti informazioni sulla loro utilità.
Il genitore informato, consapevole e disponibile è l’elemento fondamentale per la proposizione delle immersioni al proprio piccino.
Le immersioni possono avvenire con la partecipazione passiva o attiva del piccolo e possono essere:
  • di piedi col soffio sul naso
  • salto dal bordo verso il genitore
  • di testa verso i giochi
  • tuffi con immersione di testa
  • immersione con gli scivoli
E’ sempre importante sorprenderlo all’emersione con un gioco e premiarlo oltre che coccolarlo e rassicurarlo.
L’iter progressivo prevede una didattica molto precisa per le modalità di esecuzione e sulla loro tempistica.
La disponibilità del bambino è fondamentale nell’attività, nessuna proposta può esser realizzata forzando la disponibilità del soggetto (bambino e/o genitore).
Durante la fase dei giochi di gruppo è utile una buona dose di fantasia per creare ogni volta proposte nuove e stimolanti che mettano i bambini in relazione tra di loro.

I piccoli, giocando insieme, sviluppano la capacità di emulazione ed imitazione verso i bambini più grandi e questo li aiuta nella coordinazione psicomotoria.

Verso la conclusione della lezione è giusto dare spazio anche al rilassamento e alle coccole tra le braccia di mamma o papà; dopo aver esaurito le energie per le attività spontanee e le proposte didattiche è molto naturale lasciarsi andare al rilassamento ed alle effusione della relazione parentale.
L’analisi finale del lavoro svolto, riassumendo le attività effettuate e comprendendo le motivazioni e le finalità pedagogiche del lavoro svolto, sono il giusto epilogo dell’attività.
Questa occasione è utile per consigliare ed orientare i genitori verso le finalità dell’attività nonché nel presentare gli aspetti pedagogici della relazione e della crescita fisiologica del bambino.
RIFLESSIONI E CONCLUSIONI
“Dategli 1000 fogli bianchi,
una matita,
una scatola di cartone,
una palla…
e lui inventerà il mondo”  (Bernardi)
Già da queste parole di Bernardi, si può dedurre che il bambino, attraverso il gioco, può creare ogni cosa a partire dal nulla.
Da elementi comuni e semplici lui costruisce, reinterpreta e rappresenta la complessità del mondo. L’ambiente acquatico contribuisce nell’offrire risorse e strumenti al laboratorio di crescita del piccolo.
Grazie al contributo favorevole dato dalle particolari caratteristiche fisiche dell’acqua il bambino ha modo di vivere il mondo ed il suo corpo con maggior libertà ed autonomia.
Per i neonati il contatto con l’acqua rappresenta una straordinaria esperienza di gioco e di libertà. Nell’acqua sperimentano le loro abilità motorie che saranno la base per camminare, correre e vivere felicemente il corpo. L’acquamotricità non è un corso per imparare a nuotare adattato ai neonati, ma è un momento di gioco, di relazione e di stimolazione psicomotoria in cui il bambino e la diade sono gli elementi centrali.
Infatti,  i genitori sono i compagni di gioco e di vita privilegiati del bambino: è grazie alla loro presenza che il bambino costruisce i suoi modi di comunicazione, relazione e migliora le sue capacità psicomotorie terrestri ed acquatiche.
L’operatore non deve separare la diade egli in acqua è il tutore di questo elemento fondamentale.
L’immagine del gioco sembra rappresentare una metafora significativa della formazione/educazione pensata come un divenire, un movimento, un percorso da compiere, ma anche come un mondo differente dal mondo della vita, ma non per questo meno reale. Un mondo “piccolo” che si rappresenta, si interpreta e rielabora il mondo che ci circonda.
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