familyamo…amore per la famiglia!

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo! (M.Gandhi)

Un buon genitore. Istruzioni per l’uso.

Da sempre la famiglia svolge un ruolo centrale nello sviluppo dei nostri bambini, come pilastro delle relazioni affettive e sociali e principale strumento di mediazione con la società.

E’ nella famiglia, infatti, che vengono trasmessi i valori fondamentali per la loro esistenza e per la società. Con noi imparano a limitare le proprie esigenze, a rispettare quelle degli altri, ad inserire i bisogni in una corretta scala di valori e a comprendere il senso della libertà e della responsabilità.

Nello svolgere questo ruolo, noi genitori miriamo a garantire il benessere psicologico ai nostrii figli che  permetta loro di essere se stessi, di instaurare relazioni soddisfacenti, di affrontare le difficoltà e di adattarsi costruttivamente all’ambiente esterno.

Ma qual è il modo migliore per raggiungere tale scopo? Quali atteggiamenti è necessario o preferibile assumere? In altre parole, come ci si deve comportare per essere un buon genitore?

In realtà, non esistono risposte valide e migliori in assoluto. Il mestiere di genitore è difficile e non ci sono predisposizioni genetiche nè vademecum, sono convinta che l’identità genitoriale si costruisca sul campo, anche utilizzando i copioni familiari appresi nell’intero arco della propria vita. Ciascun genitore, infatti, imprime al proprio compito certe qualità che, unite alle caratteristiche del bambino e dell’ambiente, determinano il comportamento educativo nei confronti del figlio, tanto da poterne individuare un certo tipo di stile genitoriale.

Secondo lo schema di classificazione degli stili genitoriali più largamente utilizzato messo a punto dalla Baumrind, si possono distinguere 4 principali funzioni genitoriali:

  • Autoritaria. Contrassegnata dall’affermazione del potere parentale e da una comunicazione unidirezionale, fonte di aggressività e di ostilità da parte dei figli. Il genitore autoritario, infatti, ha un alto controllo del figlio, ma uno scarso confronto verbale: è direttivo ed esigente, usa atteggiamenti intimidatori per controllarlo, tende a “comandarlo” e pretende che si obbedisca ai suoi ordini senza dover dare spiegazioni. Questi genitori raramente sollecitano l’opinione dei figli, offrono pochi segni positivi di attenzione, non apprezzano e non mostrano piacere per i risultati ottenuti dai figli.
  • Permissiva: caratterizzata da amore e affetto, ma anche dall’esercizio di un controllo piuttosto limitato. Il genitore permissivo sicuramente offre calore, ascolta, accetta ma pone scarsi limiti soprattutto perché si lascia facilmente convincere, non stabilisce regole e richiede meno risultati ai figli,  rivelandosi spesso poco severi e coerenti rispetto alla disciplina.
  • Autorevole: contraddistinta da maggiore sostegno e supervisione da parte dei genitori che, pur esercitando un risoluto controllo sul bambino, usano maniere non punitive, rispettano i desideri del bambino, ricercano il confronto e incoraggiano gli scambi verbali attraverso il dialogo costruttivo e la fermezza delle regole. I genitori autorevoli possono essere considerati degli allenatore emotivi che esprimono molto frequentemente affetto e calore e pongono un’attenzione particolare al vissuto del bambino, alle emozioni e alle situazioni che magari vive negativamente. Per raggiungere i loro obiettivi, tuttavia, essi usano anche ragione e potere comunicando i criteri di condotta in modo chiaro e non limitando il bambino con restrizioni eccessive.
  • Trascurante e di rifiuto: che coincide essenzialmente con una condotta disimpegnata caratterizzata da ostilità e permissività con la quale trascurano e rigettano le responsabilità educative insite nel ruolo genitoriale. Nello specifico, questi genitori non sono né ricettivi né esigenti nei confronti dei loro figli: non ne controllano le attività, non sono di sostegno e tendono a fornire loro pochi strumenti di comprensione del mondo o delle regole sociali necessarie per viverci.

Lo stile genitoriale autorevole, dunque, sembra essere il più efficace perché capace di avviare al dialogo e alla comunicazione: esso, difatti, permette il confronto fra opinioni e il raggiungimento di un equilibrio fra aspettative, scopi e richieste sia dei genitori che dei figli suscitando amore, rispetto e libertà nella condivisione di obiettivi comuni.

Tuttavia, non è semplice,  instaurare un rapporto equilibrato con i figli: spetta sempre ai più grandi impegnarsi ed evitare di assumere comportamenti e stili educativi che possono rivelare incoerenza e disattenzione alle reali necessità, anche emotive ed affettive, dei piccoli. Questi non sono ancora in grado di prendersi delle responsabilità ma devono avere la certezza  che esista qualcuno che ha pensato per loro e che li accompagnerà   nel duro cammino della crescita. Maggiore è la percezione di precarietà e confusione, minore sarà la possibilità di stare vicino al proprio figlio con quella flessibilità  e fermezza che consente una guida senza prevaricazioni.

Ecco perchè può essere utile frequentare dei gruppi di parola per genitori, per essere genitori consapevoli, attenti a se prima ancora che ai figli, osservatori di se stessi e delle dinamiche che si costruiscono nel quotidiano. La consapevolezza genitoriale però non arriva magicamente è la conquista di un impegnato lavoro, che renda coscienti del proprio ruolo, dei compiti educativi e dei bisogni dei figli tanto da poterne prevenire la comparsa di disagi e conflitti.

L’educazione richiede tempo, attenzione, pensiero, riflessione, testimonianza, ascolto, relazione, osservazione. È fondamentale recuperare tempo per stare CON, in una dimensione di processo condiviso e non di immediata valutazione del risultato. Senza farsi prendere dall’ “ansia da prestazione” pùò essere utile riflettere sulle proprie modalità educative e sperimentare nuove strategie per la gestione quotidiana dei figli ed anche per migliorare il proprio senso di efficacia e di competenza come genitori. Sono convnta infatti che potendo leggere gli eventi della nostra vita da angolature differenti possiamo anche giovare di comprensioni differenti del nostro comportamento e dell’impatto che abbiamo sugli altri. Mettere a fuoco i problemi, il come mai e le modalità degli errori che si commettono, assimilare esempi, consigli, negazioni e “proposte” e agire, poi, facendo buon uso della propria creatività di madre e di padre significa facilitare i processi di sviluppo e di cambiamento e aver compreso l’importanza di una scelta di comportamento costruttiva nei riguardi dei figli e della propria famiglia.

 

a cura di Teresina Moschese

 

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