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Arteterapia: questo sconosciuto!

Ribbet collage

Il famoso Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi,  ha dedicato molti scritti alla lettura in chiave psicoanalitica delle opere di “grandi geni”: da Leonardo da Vinci, a Dostoevskiy, fino Shakespeare. Per Freud la fantasia serviva a mediare i due contrapposti principi con cui funziona la nostra psiche: quello del piacere e quello della realtà: “Attraverso la fantasia l’artista trova un rifugio, un mondo creato da sé, in cui trionfa la libertà di realizzare i propri desideri, sfuggendo ai limiti imposti dal tran tran della vita di tutti i giorni. Durante la realizzazione di un’opera vive quasi in una dimensione onirica, di sogno.

Ma l’arteterapia propriamente detta è nata negli anni 40 negli Stati Uniti; prima di allora alcuni psicoanalisti come la Klein (in particolare nella terapia dei bambini) o Jung (nella terapia degli adulti) avevano introdotto il disegno nella diagnosi. Ma anche in questo caso non si parlava ancora di arte terapia finchè due donne non la “generarono”: la prima, Margareth Number, lavorava con degli adolescenti traumatizzati dalle brutture della guerra, facendo loro riscoprire attraverso la pittura la gioia di un mondo colorato, dopo il grigiore delle esperienze belliche; la seconda, Edith Kramer,  coinvolgeva nel disegno i bambini e teorizzava che le immagini potessero avere la stessa funzione dei sogni, ossia il favorire le libere associazioni.
Più recente è il lavoro di Arthur Robbins, che alla fine degli anni 70 ha fondato in America parecchi atelier sostenendo, sulla scia degli studi di D. W. Winnicott, che il prodotto artistico è un oggetto transizionale, una specie di coperta di Linus protettiva rispetto all’angoscia: attraverso l’espressione creativa la persona esprime i propri fantasmi li elabora, li oggettivizza e se ne libera.

E appunto per questo molti studiosi hanno cominciato a chiedersi perché solo gli artisti potevano  trarre benefici a livello psicologico dell’espressione creativa; ciò ha portato nel corso del tempo ad un aumento dell’attenzione per i temi della creatività, della produzione artistica, dell’uso del medium artistico in educazione e in terapia, fino alla ricerca di metodi educativi finalizzati ad una migliore consapevolezza della persona nei confronti della propria creatività ed espressività.

Dunque ecco nascere l’ARTETERAPIA: “FARE ARTE FINALIZZATO AL BENESSERE PSICO-FISICO”.

In questo contesto il focus dell’attenzione non viene posto sul prodotto, sull’opera, ma sulla genesi dell’espressione creativa, sull’elaborazione del processo, sulla decodifica del linguaggio come specchio delle vicende interne e relazionali della persona. La messa in forma visiva e concreta rende condivisibili le immagini e, grazie alla strategia di base della terapia artistica, permette alla persona di rendere riconoscibili desideri, traumi, aspirazioni, inquietudini e problemi che altrimenti rimarrebbero sopiti e non compresi.

 I colori, Il ritmo e la melodia della musica o del silenzio propriocettivo sono in grado di liberare nel corpo e nell’anima sentimenti e sensazioni come malinconia, gioia o rabbia  che vengono espressi spontaneamente nella danza, nella pittura, nella musica o nel teatro.

Per sua esplicita struttura l’arteterapia, più di tanti altri metodi, può condurre un individuo a servirsi esclusivamente del linguaggio del corpo stimolando l’azione spontanea di quest’ultimo, senza che intervenga la mente razionale, che spesso offusca e nasconde i reali bisogni necessari al mantenimento della serenità e della salute psicofisica. In questo modo permette a chi si approccia ad essa di liberare la parte più spontanea del sé,  sciogliere tensioni e blocchi cosiddetti psicosomatici, portare a galla e dissolvere eventi che potrebbero produrre stress o sofferenza.

Infatti le qualità di movimenti, musiche, figure potenzialmente presenti in ogni persona di solito sono ignorate o inutilizzate, attivate al minimo oppure impiegate in modo squilibrato, mentre l’arteterapia, a questo scopo propone un lavoro sulle diverse polarità che permette di tirare fuori tutto il “movimento , la musica e la figura interna” delle persone che la praticano così da portare le stesse ad esprimere e affermare la propria originalità, la propria essenza, la propria diversità facendo così esperienza del piacere di comunicare aldilà delle parole in una comprensione più ampia di sé stessi e degli altri.

 

a cura di Antonella Giliberti, psicologa, arteterapeuta

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