familyamo…amore per la famiglia!

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L’uomo in attesa

1° PARTE

L’ecosistema umano all’interno del quale ogni donna vive la maternità si è molto modificato negli ultimi decenni. Immersa in un ambiente dove il femminile era molto spiccato, la donna incinta si relazionava quasi esclusivamente con altre donne, molto spesso già madri, e quindi con vari vissuti di maternità. Nelle famiglie mononucleari di oggi la donna si trova a confrontarsi e a relazionarsi molto spesso solo con il suo compagno. Questo ecosistema è culturalmente nuovo, sia per entrambi i partner sia per gli operatori.

Da una parte troviamo una donna in un percorso di crescita trasformativo quel’è la gravidanza, con un bisogno di sostegno, di relazione, di confronto, di scambio, di condivisione e alla ricerca di soddisfarlo all’interno del nuovo sistema familiare: la coppia.

Dall’altra troviamo il suo compagno, culturalmente nuovo a questa esperienza, storicamente poco abituato a relazionarsi con il femminile, e quindi con il femminile della donna gravida e che inizia ad immergersi in un ruolo di padre che si sta rapidamente evolvendo.

Dall’altra, ancora, una coppia con problematiche nuove e con sensazioni di inadeguatezza e solitudine.

Quali i percorsi?

Nella coppia il bambino è presente razionalmente fin da quando la donna sa di essere in attesa. Al suo interno, viene però a crearsi una differenza di percorso tra i due partner. Nella donna il bambino è presente anche emotivamente fin da questo momento, nell’uomo, invece, il bambno iniza ad essere presente emotivamente solo al momento della nascita, nella maggioranza dei casi. Il percorso emotivo dell’uomo verso il bambino è quindi spostato avanti di nove mesi rispetto a quello della donna.

Durante la gravidanza l’uomo compie verso la donna lo stesso percorso che ella compie verso se stessa ed il bambino.

Nel primo trimestre, la nuova sistuazione manda in crisi la donna, ed il compagno, che, non percependo emotivamente la presenza del bambino, ha più difficoltà a comprendere e vivere assieme alla compagna questo periodo di assestamento e di ambivalenza, per poi superarlo assieme.

Nel secondo trimestre, la futura mamma vive un periodo di pace, soddisfazione e legame con il proprio bambino e con la gravidanza: si è venuto a creare un nuovo equilibrio, che si ripercuote anche nel rapporto con il partner, il quale inizia proprio in questo momento a percepire in modo più tangibile la presenza del bimbo stesso attraverso i primi movimenti.

Nel terzo trimestre,  la donna inizia a separarsi dal bambino, ed entra in un nuovo periodo di crisi. Anche in questa fase l’uomo è a volte un pò disorientato, poichè non vivendo in prima esperienza la presenza del piccolo, ha bisogno di tempo per riavvicinarsi alla compagna, per poter compiere assieme a lei anche questa parte di percorso e  prepararsi assieme all’evento nascita e all’accoglimento del bimbo.

Durante il parto, il futuro papà si trova a confronto con il dolore, con l’impossibilità di aiutare la compagna, di condividere in senso stretto con lei questo momento. Per poter affrontare e vivere come esperienza positiva questa sistuazione emozionalmente forte, l’uomo si trova ad attivare la sua parte femminile, recettiva, ad acquisire la consapevolezza che la protagonista del parto è la donna e che comunque il sostegno che lui può dare è fondamentale per la compagna. Molte volte inoltre  egli vive un sentimento di profanazione e di espropriazione nei riguardi dei genitali della donna, parte del corpo vissuta sempre come molto intima, e un pò magica, che nel parto, nella struttura, diventa di pubblico dominio. In questo momento l’uomo viene spesso relegato in un ruolo di spettatore, aumentando il suo senso di inadeguatezza e di impotenza, che può  non consentirgli di rispondere al bisogno della sua compagna per la quale lui, invece, è punto di riferimento.

 a cura di Teresina Moschese

 

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