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Il sonno dei bambini. A che serve?

Il sonno è una funzione vitale, irrinunciabile. Durante le sue fasi, infatti, avviene una vera e propria rigenerazione dell’organismo. Per esempio mentre si dorme, si accelera il processo di cicatrizzazione delle ferite. Ma a trarne maggiore beneficio è il cervello, la cui maturazione, nella primissima infanzia, avviene proprio mentre il bebè sta beatamente riposando.

Gli ultimi studi condotti sull’argomento hanno inoltre permesso di appurare che l’ormone della crescita viene prodotto in massima quantità durante gli stadi profondi del sonno.

Il sonno si svolge in due fasi che si ripetono ciclicamente, susseguendosi con regolarità per tutta la sua durata. Sono definite, dalle iniziali del loro nome in inglese: Sonno NREM (No Rapid Eye Movement) e Sonno REM (Rapid Eye Movement, cioè rapidi movimenti degli occhi).

La fase del sonno NREM comprende il sonno leggero (stadio 1 e 2) e il sonno profondo (stadio 3 e 4). In questa fase per risvegliare il bambino sono necessari stimoli molto forti e l’eventuale risveglio brusco ha come conseguenza nervosismo, facile irritabilità, intontimento.

La fase del sonno REM è così chiamata perché durante il suo svolgimento i globi oculari sussultano brevemente con una certa frequenza. E’ la fase caratterizzata dai sogni: nel neonato occupa il 50% dell’intero sonno, mentre dopo i sei anni di età il tempo in cui si protrae si dimezza. In questo stadio il tono muscolare si riduce per cui il piccolo appare assolutamente immobile, mentre al contrario la sua attività mentale raggiunge un’altissima intensità.

Un bambino che ha un sonno disturbato non può crescere secondo le sue potenzialità, visto che lo sviluppo psicofisico è destinato a subire un rallentamento. Ma non solo, i problemi relativi al sonno di un bambino inevitabilmente si ripercuotono in modo negativo sui genitori. Il fenomeno è trascurato, se non ignorato, in quanto nella nostra cultura trascorrere le notti in bianco perché un figlio non dorme è considerato normale, ineluttabile. Da questa convinzione scaturiscono infiniti sensi di colpa, in quanto rendono emotivamente ancora instabili i genitori già provati dalla deprivazione del sonno. Se, infatti, tutti ritengono che avere un bambino che non dorme sia uno scotto da pagare alla maternità, come può la madre, che viene continuamente risvegliata, confessare, anche solo a se stessa, che quanto sta vivendo è insopportabile?

La nostra cultura glielo vieta e quindi per lei equivarrebbe ad ammettere di non essere una buona madre come dovrebbe e vorrebbe.

Lamentarsi o anche disperarsi per la mancanza di sonno, così come cercare con tutta la propria energia una soluzione, per se stesse, per il proprio bambino e per tutta la famiglia, è invece una reazione molto sana. Perché proprio quando non si riesce a riposare mai, può risultare molto difficile essere una buona madre.

Di seguito sono, elencati i problemi più frequenti con cui è possibile confrontarsi quando si ha un bambino che non dorme e fatica molto ad addormentarsi.

RIPERCUSSIONI SUL BAMBINO

1- 6 anni di vita

Dopo i 6 anni di vita

Pianti   frequenti Scarsa   concentrazione
Nervosismo,   irascibilità Difficoltà   di adattamento all’ambiente scolastico
Stato di   abbattimento generale Iperattività
Rallentamento   del ritmo della crescita Frequenti   sbalzi d’umore

 

RIPERCUSSIONI SUI GENITORI

Individuali

Di coppia

Sonnolenza diurna con scarso   rendimento lavorativo Accuse   reciproche
Invalidante   sensazione di indebolimento generale Frequenti   liti
Stress da   frustrazione di non riuscire a risolvere il problema Peggioramento   della qualità del rapporto di coppia
Vulnerabilità   alle malattie

a cura di   Teresina Moschese

 

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